Non la Schlein, non Conte, nemmeno Landini. Ancora una volta, a far tremare il governo sono gli operai organizzati. A Genova, i lavoratori dell’area “ex Ilva” hanno occupato lo stabilimento di Cornigliano e bloccato strade e stazioni, proclamando scioperi a oltranza. La protesta culmina il 4 dicembre 2025, quando migliaia di metalmeccanici sono scesi in corteo verso la Prefettura, scontrandosi contro la repressione del Governo. Gli operai sono stati sommersi da lacrimogeni; per noi è difficile pensare ad altre ragioni, se non politiche. D’altronde Meloni non si smentisce mai nel suo metodo: forte con i deboli, debole con i forti. Debole con chi vuole portarci in guerra per incassare miliardi, forte con chi sciopera per difendere il posto di lavoro. Ma la lotta dei metalmeccanici non è limitata alla difesa delle proprie occupazioni. Tra le parole d’ordine avanzatissime si parla infatti di nazionalizzare l’impianto e di creare una partecipazione democratica dei lavoratori alle scelte industriali. La forza di rivendicazioni politiche che fa intimorire il governo a tal punto da zittirlo. Questa volta infatti non hanno avuto la faccia tosta di tirar fuori la favola del weekend lungo, hanno anzi tentato di sviare l’attenzione degli elettori con la famiglia nel bosco. Una lezione politica di come si fa opposizione spedita al proprio segretario Landini, ma soprattutto alle varie forze di minoranza in parlamento. Queste non fanno che cavalcare l’onda mediatica del momento ed abboccare alle abili distrazioni del governo. Ma ciò non ci stupisce, sono i lavoratori e le lavoratrici del paese che vivono sulla propria pelle povertĂ e precarietĂ , non potranno che essere loro a ribaltare il tavolo. Ciò che lo impedisce è la mancanza di una rappresentanza politica che sia voce e sostanza di queste lotte.
Massima solidarietĂ agli operai metalmeccanici, siete la parte sana di questo paese.
Tag: sciopero
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Gli operai sono l’unica forza alternativa al governo, ancora.Â
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L’incredibile saggezza degli industriali
L’industria italiana cade a picco, 32 mesi consecutivi di segno negativo nella produttivitĂ , tornati ai livelli dell’epoca Covid. Ecco che i nostri lucidissimi industriali italiani, che amano tanto il nostro bel paese, in coesione con quelli europei, hanno il colpo di genio! PerchĂ© non riconvertire parte dell’industria in crisi, in settore bellico! (Non esagerando perchĂ© dobbiamo aumentare il Pil degli Stati uniti). Guardate la Leonardo come se la passa bene con il proprio fatturato cresciuto vertiginosamente dall’inizio della guerra in Ucraina e con il genocidio in Palestina (poverini nel giorno dell’accordo Trump-Hamas in borsa hanno segnato -4%). Certo, produrre armi senza un apparente motivo potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Ad esempio agli operai portuali che in questi mesi hanno eroicamente boicottato container carichi di armi verso Israele o in altri conflitti nel mondo, eseguendo di fatto quanto previsto dalla nostra Costituzione, miseramente ignorata dalla politica (“Il diritto vale fino ad un certo punto” Tajani). Ecco che per far ingoiare la pillola molto amara ai lavoratori e le lavoratrici di tutto il paese, agli studenti che si vedono militarizzare la ricerca nei propri atenei, ma altrettanto dolce per i nostri cari industriali, ricomincia la campagna mediatica che vede la Russia pronta ad invadere l’intera Europa. Improvvisamente i giornali mostrano in prima pagina i droni sicuramente russi che invadono lo spazio aereo europeo. Strano che per i droni sulla flotilla non c’era la stessa certezza sulla provenienza. Se la storia però insegna qualcosa è che a volte a giocare col fuoco ci si fa male davvero. Come potrebbe prendere, il certo non pacifista Putin, la notizia che i propri vicini di casa si stanno armando sino ai denti? Anche in Ucraina, questa profezia si è dimostrata di fatto autoavverante. Da anni si diceva nei media ucraini che prima o poi sarebbe accaduto, che bisognava armarsi, che bisognava far entrare la Nato nel paese, che bisognava annientare a suon di bombardamenti il martoriato Donbass. Alla fine è successo e per difendere dai russi le appetitose terre rare, hanno ceduto agli Stati Uniti le terre rare. Il forte pericolo è quindi che la smania dei nostri industriali di fare affari con le armi tramite la strategia della tensione metta in grave pericolo i popoli d’Europa. La soluzione al calo della produttivitĂ nelle nostre industrie non è mettere gli operai del nostro paese a produrre strumenti di morte. Una prima soluzione potrebbe essere togliere dalle mani di questi signori della guerra i nostri mezzi di produzione, e magari metterci qualche consiglio di fabbrica, visto che in questi mesi i lavoratori si sono mostrati tanto piĂą saggi e provvidenti per le sorti dell’Italia e del mondo.
L’editoriale
