Non la Schlein, non Conte, nemmeno Landini. Ancora una volta, a far tremare il governo sono gli operai organizzati. A Genova, i lavoratori dell’area “ex Ilva” hanno occupato lo stabilimento di Cornigliano e bloccato strade e stazioni, proclamando scioperi a oltranza. La protesta culmina il 4 dicembre 2025, quando migliaia di metalmeccanici sono scesi in corteo verso la Prefettura, scontrandosi contro la repressione del Governo. Gli operai sono stati sommersi da lacrimogeni; per noi è difficile pensare ad altre ragioni, se non politiche. D’altronde Meloni non si smentisce mai nel suo metodo: forte con i deboli, debole con i forti. Debole con chi vuole portarci in guerra per incassare miliardi, forte con chi sciopera per difendere il posto di lavoro. Ma la lotta dei metalmeccanici non è limitata alla difesa delle proprie occupazioni. Tra le parole d’ordine avanzatissime si parla infatti di nazionalizzare l’impianto e di creare una partecipazione democratica dei lavoratori alle scelte industriali. La forza di rivendicazioni politiche che fa intimorire il governo a tal punto da zittirlo. Questa volta infatti non hanno avuto la faccia tosta di tirar fuori la favola del weekend lungo, hanno anzi tentato di sviare l’attenzione degli elettori con la famiglia nel bosco. Una lezione politica di come si fa opposizione spedita al proprio segretario Landini, ma soprattutto alle varie forze di minoranza in parlamento. Queste non fanno che cavalcare l’onda mediatica del momento ed abboccare alle abili distrazioni del governo. Ma ciò non ci stupisce, sono i lavoratori e le lavoratrici del paese che vivono sulla propria pelle povertĂ e precarietĂ , non potranno che essere loro a ribaltare il tavolo. Ciò che lo impedisce è la mancanza di una rappresentanza politica che sia voce e sostanza di queste lotte.
Massima solidarietĂ agli operai metalmeccanici, siete la parte sana di questo paese.
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Gli operai sono l’unica forza alternativa al governo, ancora.Â
